Risonanze 2026 | 24-30 ottobre 2026

Due momenti per scoprire, ascoltare e conoscere il mondo delle parole e dei suoni che vibrano dentro e fuori di noi, creando emozioni che nascono si espandono e continuano a risuonare nel tempo e nello spazio. 

Vi aspettiamo alle Risonanze 2026 con due incontri pomeridiani speciali il 24 e 30 ottobre 2026 ore 16.00 dedicati dall’Associazione e Orchestra Ars Armonica in occasione l’anniversario dei 18 anni di fondazione, in collaborazione con il Comune di Bergamo, che si terranno nella prestigiosa e storica Sala Galmozzi, in Via Torquato Tasso 4, nel centro cittadino di Bergamo, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti.  

Sabato 24 OTTOBRE 16.00

ONDE SONORE   

A cura di Damiana Natali Direttrice artistica e musicale 

La musica cosi magica e complessa da essere considerata l’arte universale per eccellenza raccontata in maniera semplice e intuitiva dalla direttrice d’orchestra e compositrice Damiana Natali nel giorno di 24 ottobre per l’anniversario dei 18 anni della nascita dell’Associazione e dell’Orchestra Ars Armonica. In iterazione con il pubblico si parte dalle onde sonore, dal suono, le dinamiche, ai segni delle note, dall’armonia, fino alla voce, all’orchestra, agli strumenti, ad anime unite che producono e che rendono visibile l’invisibile. E infine ripercorrere una storia di progetti, concerti, incontri ed eterne emozioni. 

Venerdi 30 OTTOBRE 16.00 

VIAGGI DELL’ANIMA

A cura di Alberto Nessi Poeta e professore di Biologia 

Un viaggio nel suono e nell’ascolto della poesia e dei versi, per sognare ad occhi aperti e invitarci a percepire e immaginare ogni singola parola e ogni respiro accompagnati dal poeta Alberto Nessi, anche professore di Biologia che con la sua visione a 360 gradi permetterà agli ospiti di partecipare ad un momento di estasi e di emozioni.

Le parole divengono uno specchio dell’anima, capace di dare forma e voce a stati d’animo che spesso non riusciamo a esprimere, esplorando territori interiori e geografie dell’inconscio. Un’esperienza catartica che tocca corde emotive profonde e nella sintesi tratta concetti immensi. 

Sala Ferruccio Galmozzi – centro

Il Palazzo comunale di via Tasso n. 4 (già Municipio di Bergamo dal 1874 al 1933) è stato progettato dall’architetto bolognese Fortunato Lodi (1805-1882), l’architetto delle barricate, così definito da Radetzky per il suo impegno patriottico che lo portò a prender parte ai moti risorgimentali del 1848. Fortunato Lodi, vincitore nel 1851 della cattedra di architettura all’Accademia Carrara, pur dovendo subire le vessazioni del governo austriaco, che arrivò anche a impedirgli di esercitare l’insegnamento, riuscì, nei suoi cinque anni di permanenza, a lasciare un’impronta nel tessuto urbanistico di Bergamo e il suo intervento più significativo è proprio l’edificazione del Palazzo in parola, commissionatogli dal Municipio quale sede della nuova Pretura urbana in Città Bassa.

La costruzione del palazzo iniziò, a partire dal 1856, in una zona a ridosso del teatro Riccardi e della Fiera, nello spazio che veniva adibito a Mercato del bestiame, nella Contrada di S. Bartolomeo. Nell’edificio dovevano essere accolti gli uffici di polizia e del commissariato, mentre la parte ribassata nell’ala posteriore era stata progettata a uso di stalle. La facciata assai sobria è ornata da sei paraste che inquadrano le finestre centrali del piano nobile, sorrette dalle arcate sottostanti; sul cortile interno si affaccia un doppio loggiato ad arcate appoggiate su pilastri. L’edificio accolse, oltre alla Pretura, anche l’Istituto tecnico e il Comizio Agrario, fino a quando non vi fu trasferita la sede del Municipio, ubicata, sino ad allora, nel Palazzo Nuovo di Città Alta (oggi sede della Biblioteca Civica A. Mai).

Il trasferimento in Città bassa della sede municipale, deciso sin dal 1872, fu attuato nel 1874 senza che ci fosse stato il tempo di sistemare all’interno uno spazio adeguato per la sala del Consiglio, perciò le Adunanze comunali furono in quel periodo tenute presso il Palazzo della Provincia. Dopo gli interventi strutturali sulle aule di fisica e chimica, che vennero demolite e il cui soffitto fu alzato fino alla sommità del tetto, si provvide alla sistemazione interna per creare la sala Consiliare. Il progetto fu elaborato all’insegna dell’economia: si votò infatti di tenere il mobilio che esisteva nel palazzo di Città Alta e di recuperare, per lo specchio centrale della sala, anche il legname del parquet dello stesso palazzo. La ristrutturazione, dalla decorazione alle coperture delle pareti, all’illuminazione, fu affidata a Cesare Maironi Da Ponte (1824-1891), che esercitava la professione di pittore, come suo fratello Alberto.

La scelta forse fu guidata dal fatto che Maironi stava già dipingendo un quadro allegorico, che avrebbe dovuto essere posto nell’aula di chimica, poi distrutta per la realizzazione della sala Consiliare. A Maironi fu chiesto di preparare due tele ovali, da accompagnare a quella del Bassano, proveniente dall’antico palazzo comunale, posta centralmente sul volto della sala. Il pittore propose il tema della Prudenza o Temperanza e quello della Giustizia, quindi studiò i colori da tinteggiare sui finti stucchi e scelse “arazzi” di seta color oro e velluto rosso a “rizzo” per ricoprire le pareti. I lampioni a gas furono fatti fondere da artigiani locali e si ornò la Sala con l’antico stemma della città, a cui fu affrontata una copia perfetta, che sovrastasse il luogo in cui il pubblico poteva seguire le sedute municipali.

I lavori del Maironi si protrassero fino a tutto il 1875, con diversi richiami da parte delle autorità che desideravano poter esercitare le loro funzioni all’interno del Palazzo. La sistemazione della sala fu accompagnata dalla sistemazione della grande porta a vetri al fondo della scala e dalla chiusura del loggiato superiore. La sede municipale rimase in questo palazzo sino al 1933, quando fu finalmente possibile il trasferimento presso il palazzo in piazza Matteotti, un tempo di proprietà della famiglia Frizzoni.